lunedì 26 settembre 2011

Considerazioni attorno alle Intelligenze multiple in relazione alla psicometria classica

Nell'indagine dello straordinario universo chiamato encefalo, che ogni essere umano racchiude nella scatola cranica, si è giunti a studiare l'ineguagliabile luce che tale organo in tempi relativamente recenti ha iniziato a emanare: L'intelligenza. Etimologicamente rispecchia la facoltà di comprendere svariati comparti del Mondo, di maturare l'esperienza propedeutica alla rielaborazione. In doppia accezione colta-popolare andiamo dalla "intelligentia" che altro non riguarda la "lettura tra le righe" in modo stringatamente suntivo.
In virtù della natura umana atta alla misurazione e alla creazione di modelli utili alla comprensione, si è giunti allo sviluppo della "psicometria", che si proporrebbe di comparare individui per facoltà intellettive.
Attraverso il test di Stanford e Binet arriviamo al concetto del famoso "quoziente intellettivo", inteso come il rapporto tra l'età mentale e l'età cronologica moltiplicato per cento. Limite di tale prova era nell'evidente valutazione di aspetti logico matematici, indagando pertanto un solo comparto dell'encefalo umano.
Successivamente lo psicologo Gardner ha distinto ben nove tipi di intelligenza;

"- L'intelligenza linguistica: riguarda la facoltà di fruire di un registro comunicativo, chiaro ed efficace essendo in grado di modificare in base alle circostanze la complessità espressiva e chi la possiede maggiormente aplificata tende a riflettere sul linguaggio stesso. E' intuibile che la categoria in questione riguarda linguisti, scrittori e filologi.
- L'intelligenza logico-matematica: tale facoltà concerne il ragionamento deduttivo,
e la capacità di schematizzare e di concatenare in modo logico eventi o simboli. Interessa ambo gli emisferi sinistro e destro; il primo è atto alla memoria dei simboli matematici, nel secondo avviene la rielaborazione degli stessi. Tale categoria riguarda ovviamente matematici e individui propensi alle varie ingegnerie o alle scienze.
- L'intelligenza spaziale: intelligenza che si manifesta prevalentemente nella creazione di arti figurative. Riguarda la capacità di percepire forme ed oggetti nello spazio. Il possessore normalmente, ha una sviluppata memoria per i dettagli ambientali e le caratteristiche esteriori delle figure, sa orientarsi in luoghi intricati e riconosce oggetti tridimensionali in base a schemi mentali molto complessi.
- L'intelligenza Corporeo-Cinestesica: coinvolge il cervelletto in quanto organo deputato all'equilibrio, i gangli fondamentali, il talamo e vari altri punti del nostro cervello.
Chi la possiede ha una padronanza del corpo che gli permette un ottima coordinazione dei movimenti. Si può riferire a chi fa un uso creativo del corpo, come i ginnasti e i ballerini.
- L'intelligenza Musicale: È la capacità di riconoscere l'altezza dei suoni, le costruzioni armoniche e contrappuntistiche. Chi ne è dotato solitamente ha uno spiccato talento per l'uso di uno o più strumenti musicali, o per la modulazione canora della propria voce.
E' localizzata nell'emisfero destro del cervello, ma le persone con cultura musicale elaborano la melodia in quello sinistro.
- L'intelligenza interpersonale: Riguarda la capacità di comprendere gli altri, le loro esigenze, le paure, i desideri nascosti, di creare situazioni sociali favorevoli e di promuovere modelli sociali e personali vantaggiosi. Si può riscontrare specificamente nei politici e negli psicologi, più genericamente in coloro che possiedono una spiccata empatia e abilità di interazione sociale.
Interessa tutto il cervello, ma principalmente i lobi pre-frontali.
- L'intelligenza intrapersonale: concerne la capacità di comprendere la propria individualità, di saperla inserire nel contesto sociale per ottenere risultati migliori nella vita personale, e anche di sapersi immedesimare in personalità diverse dalla propria. E' considerata da Gardner una "fase" speculare dell' intelligenza interpersonale, laddove quest' ultima rappresenta la fase estrospettiva.
- L'intelligenza naturalistica: consiste nel saper individuare determinati oggetti naturali, classificarli in un ordine preciso e cogliendo le relazioni tra di essi.
Alcuni gruppi umani che vivono in uno stadio ancora "primitivo", come le tribù aborigene di raccoglitori-cacciatori, mostrano una grande capacità nel sapersi orientare nell' ambiente naturale riconoscendone anche i minimi dettagli.
- L'intelligenza esistenziale: rappresenta la capacità di riflettere consapevolmente sui grandi temi della speculazione teoretica, come la natura dell'universo e la coscienza umana, e di ricavare da sofisticati processi di astrazione delle categorie concettuali che possano essere valide universalmente.
Questo tipo di intelligenza è maggiormente posseduta dai filosofi, e in una certa misura dai fisici."

Ulteriore distinzione intellettiva interessa "l'intelligenza emotiva", aspetto senza dubbio affascinante in quanto parrebbe contrastante e dicotomico in virtù dell'ossimoro in questione.

Secondo determinati psicologi tale facoltà consiste, nella capacità di riconoscere, valutare e gestire in modo consapevole le proprie e le altrui emozioni. Tale argomento meriterebbe un adeguata ed esaustiva trattazione che verrà esposta tempo permettendo.

Tuttavia parliamo della consapevolezza delle proprie emozioni, direi, in determinati casi di impugnarle e dominarle.
Essere consapevoli delle proprie emozioni è determinante nella creazione di una vita sociale ricca, che naturalmente consta e si fonda sulla capacità e sull'abilità empatica.

Difatti: "L'utilizzo di questa forma di intelligenza si fonda sulla capacità di intuire i sentimenti,
le aspirazioni e le emozioni delle persone che ci circondano e di avere una piena cognizione del proprio stato d'animo.
Questo consente di orientare opportunamente i comportamenti a favore di obiettivi individuali o comuni."

Secondo Goleman le caratteristiche fondamentali di tale singolare intelligenza, si riassumono nei seguenti punti:

"- Consapevolezza di sé, la capacità di produrre risultati riconoscendo le proprie emozioni;
- Dominio di sé, la capacità di utilizzare i propri sentimenti per un fine;
- Motivazione, la capacità di scoprire il vero e profondo motivo che spinge all’azione;
- Empatia, la capacità di sentire gli altri entrando in un flusso di contatto;
- Abilità sociale, la capacità di stare insieme agli altri cercando di capire i movimenti che accadono tra le persone."

A seguito di tali introspezioni ed estrospezioni dall'individuo alla collettività senziente, è auspicabile una indefinibile qualità intellettiva attribuibile al singolo.

Risulta anche evidente e necessaria un auto-indagine atta alla comprensione di sé stessi, per indirizzarsi meglio in un ambito del tessuto sociale.
Altro aspetto di grande rilevanza è il discorso inerente allo sviluppo dell'intelligenza.
Fondamentalmente allenare la mente, svilupperebbe anche una determinata intelligenza.

L'indagine dell'Encefalo, anche se pare sempre paradossale per la famosa frase di uno psicologo:
"Cercare di comprenderlo totalmente implicherebbe quasi trascenderlo, quindi di trascendere noi stessi" continua, e dècade dopo dècade rivela la sempre crescente complessità dello stesso.
Il QI pertanto risulta decisamente riduttivo, e forse anche test opportunamente ponderati per altre intelligenze non terrebbero conto della questione riguardante lo sviluppo delle stesse.
Scolasticamente, vengono potenziate le materie linguistico-scientifiche a scapito delle altre che hanno sempre un peso ed un ruolo minore salvo un discorso universitario.

Questi studi impongono, quasi come dovere morale di esplorare noi stessi anche provando a studiare materie che credevamo lontane. Potrebbero svilupparsi incredibilmente abilità sopite.
Stesso dicasi per pratiche fisiche che resteranno comunque archiviate per memoria procedurale, e potranno essere rielaborate ed eventualmente concatenate con studi annessi.

E' impressionante pensare ai più che non realizzano la loro potenziale importanza. All'universo di cui possono predisporre se lo indagassero e lo mettessero in moto. E' il vero motore del nostro successo e merita la massima attenzione anche se naturalmente lavora in incognito. Così come gli scienziati e il progresso plasmano il Mondo restando quasi nell'ombra rispetto a notizie di ben altra entità, così come nuovi prodotti approdano nelle catene di negozi senza che facciano notizia per eventuali innovazioni dal punto di vista tecnico, ergo dalla matematica che vi è dietro, anche gli individui devono evolvere.
L'estetica è sempre determinante in determinati rapporti interpersonali, le espressioni e il sorriso arrivano e riscaldano l'interiorità altrui consentendo anche estrospezioni, ma tutto fa capo sempre all'intelletto. E' la massima ricchezza ottenibile in questa vita, che fa giungere pertanto alla conoscenza.

6 commenti:

  1. Io credo di averle tutte tranne quella matematica XD

    In ogni caso, un post interessante, che pone l'accento su un tipo di intelligenza che per me è importante: quella sociale.
    Come si sta al mondo? Come si sta con gli altri?
    Le regole della società sono innate o meno?

    Spesso l'inesperienza, in certi casi, può far apparire una persona abbastanza a-sociale (non che si racchiude nel suo mondo, ma proprio incapace o quasi di stare in mezzo agli altri).
    Forse questa è una intelligenza che si deve acquisire volta per volta. Calcolare bene le mosse, saper stare tra la gente.
    Non leggerla come una cosa fredda, come un trovare continui compromessi: no.
    Rimanendo se stessi, anzi arricchendosi.

    Sulle potenzialità umane, sono d'accordo con te.
    Purtroppo si tende, però, a restare ancorati ad un concetto precednete, forse perchè sicuro.

    Moz-

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  2. Bene. Un fiume in piena di sapere, amo navagarci. :D

    Riscontro palesemente, in questo scritto eccellente, il mio 'deficitare' di: intelligenza logico-matematica, intelligenza musicale e infine, intelligenza Corporeo-Cinestesica. Ecco, queste mancano all'appello nel mio encefalo.

    Cosa dire? Sul piano emotivo, interpersonale e intrapersonale sto messo bene devo dire. Per me le emozioni sono il nettare della vita, e come scrivo nel mio blog, ho un vitale bisogno di emozionarmi. Ho bisogno della felicità, ho bisogno dell'allegria, ma noto, e non so se questo è normale, che ho anche bisogno della tristezza e della malinconia. Questo vorrei che lo spiegassi tu Marik. E' giusto che un uomo senta il bisogno di essere triste?

    Poi un'altra domanda voglio porti, e qui da te mi aspetto una risposta completa: noto da diversi anni ormai, di poter comprendere le persone dallo sguardo. Mi spiego meglio. Se io questa sera esco, incontro una persona e la guardo negli occhi, mi basta per capire chi è, com'è e se può deludermi. Ora non voglio cadere nella superbia, non è da me, ma noto, che questa pseudodote, mi aiuta spesso a capire le persone. E' come se riuscissi, attraverso gli occhi, ad entrare nelle loro menti e capirli, spesso ho incontrato persone che i miei amici consideravano ' vere ', ' sincere ' e ' buone ', mentre io già capivo che erano falsi e ipocriti, e così, a distanza di tempo, si sono dimostrati. Secondo te, cosa mi porta ad avere un quadro così completo di una persona solo nel guardarla negli occhi? Sono felice di questa dote, perchè non sono mai stato deluso da nessuno, so a chi dare fiducia e a chi no, mi basta guardare negli occhi chi ho davanti.

    Grazie mille!

    - Ispy

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  3. @Miki:
    A prescindere dall'educazione dei genitori, sono sempre stato convinto che molto dipenda dall'intelligenza dell'individuo.

    Dici: "Forse questa è una intelligenza che si deve acquisire volta per volta. Calcolare bene le mosse, saper stare tra la gente."

    Fondamentalmente nei rapporti interpersonali, tale intelligenza è inficiata da proprie eventuali debolezze e bisogni emotivi, che contrastano con l'analisi in tempo reale di emozioni interscambiate. Pertanto quel tipo di intelletto è concatenato a quello emotivo. Pertanto in determinati ambiti non credo che tutti possano definire un "sé stesso" per via del lato labile degli stessi.

    Sul restare ancorati, è anche come dici.

    @Ispy:

    La malinconia, ovvero il piacere ricavato dalla tristezza, a mio modo di vedere, espleta la sua funzione grazie a tre precisi ingranaggi, talvolta concatenati nel funzionare, talvolta univoci e indipendenti in base all'individuo.

    - La malinconia derivante da esperienze infantili non superate o ancora in sospeso, come un nesso tra l'essere infante che eravamo e l'adulto che siamo.
    - La malinconia che scaturisce al pari di un auto-nutrimento del corpo umano quando non ingerisce cibo; l'individuo non avendo provato se non in prevalenza tristezza, per vivere ricicla quelle emozioni negative come nutrimento, ergo piacere dalle stesse. Immagine triste ma vera.
    -La malinconia che deriva dal classico bisogno accoppiabile all'autolesionismo per taluni aspetti, di sentirsi vivi. Si vuole provare tristezza, ergo dolore dell'anima perchè non si riesce a ricavare un piacere puro nella sola individualità.

    Sovente tali ingranaggi sono concatenati, a volte solo due a volte solo uno.

    Naturalmente esistono svariate intensità, al pari dei disturbi psicologici.

    Moltissimi individui hanno nel proprio comparto emotivo lievissimi bisogni di malinconia.

    La questione risiede nel valutare quanto tale aspetto alienante possa inficiare la vita, e quindi il suo successo.

    Passando sull'altro punto, credo che non sia nessuna dote trascendente, è la tua intelligenza interpersonale e in qualche misura anche emotiva, che potrebbero funzionare anche in modo concatenato.

    Il tuo intuito intellettivo ti consente di capire se una persona può essere sincera, e pertanto avere buone intenzioni, ma CON TE. Probabilmente la stessa persona potrebbe avere altre mire, forse più limpide con coloro che riscuoto maggior interesse emotivo verso di lui.

    Per comprendere l'assolutezza di una persona a prescindere che parli CON NOI, è necessario il lavoro sinergico di varie intelligenze, ma soprattutto di un intensità di comprensione superiore.

    Per uno come te, sufficientemente sensibile da percepire le intenzioni altrui e scrutando negli occhi penso possa essere semplice avere un idea dell'individuo comune.

    Anche qui la questione riguarda una forza interiore che esula da eventuali bisogni emotivi, che svendono per compromesso il proprio intelletto, per scaldarsi il cuore che inaridisce per le troppe lacrime versate. I motivi possono essere svariati ma non è determinante in questo caso.

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  4. Grazie mille, veramente, sei stato prezioso. Ci tenevo a precisare, che la mia "dote" non era vista da me come trascendentale, essendo una persona razionale, piuttosto mi interessava capire da quale intelligenza da te citate, derivasse. ;)

    Ispy

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  5. Miki ti manca l'intelligenza "modesta"....

    Chiya

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  6. Valè, lo so.
    Meno male che Marik ha elencato solo le INTELLIGENZE, perchè se avesse elencato i DIFETTI, anche lì ero immodesto: ne avrei messi moltissimi :p

    Moz-

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