mercoledì 22 giugno 2011

Gli uni per la vita degli altri

In passato ho trattato la dipendenza e le correlazioni tra gli individui, l'essere gli uni schiavi della vita degli altri nel vorticoso mare delle aspettative in modo alternato alla consapevolezza individuale e collettiva, in una chiave psicologica e diramante nelle recondite profondità dell'inconscio. Pertanto traslerò il discorso in un contesto puramente "conscio" approfondendo alcuni aspetti di cui ho fatto cenno negli ultimi post, ovvero tutta la sfera delle nostre percezioni, i nostri schemi cognitivi, le idee che l'uomo ha del mondo. La coscienza(non in accezione etica) è quello che ci permette di essere ciò che siamo, è quello che ci permette di avere un bagaglio conoscitivo; la coscienza è la pista per le maratone dei posteri. Ma è anche ciò che ci ha indotto a creare un Padre Eterno, che sopperisse alla nostra condizione finita e pertanto timorosa in senso escatologico. Avendo trattato precedentemente questo tema teologico-metafisico con supporti scientifici rifacenti alla genetica, ora lo analizzero più filosoficamente, considerando ovvietà poi non tanto ovvie per i più. Difatti è sufficiente analizzare la totalità degli esseri umani per ritagliare meglio questo quadro metafisico. Se la vita ha una matrice divina, se ha un senso legato all'ascesi, vorrà dire che è un "privilegio" di chi è provvisto di coscienza. Chi nasce con la trisomia del cromosoma ventuno, o con altre malattie legate alla non disgiunzione dei cromosomi omologhi e alle polisomie, pertanto non avendo modo di maturare una "coscienza" e non avendo modo di vivere una vita senziente, per loro la vita sarà "strumentale".
Sì, si può affermare, restando sulla matrice divina, che siamo utili gli uni per la vita degli altri anche in queste condizioni. Probabilmente, un individuo può essere uno strumento per mettere alla prova un altro, ergo non serve una coscienza. Magari l'individuo deficitario avrà un altra vita per conquistare la vita eterna. Gli uomini fungono pertanto da carne da macello(divina) in lizza per il premio del "miglior martire" e dell'encomio "sofferenza perpetua". Oppure è la nostra coscienza arrogante e razzista, nel non aver pensato ad un Dio per i deficitari?
Come ho già fatto cenno, questo discorso è estendibile anche agli individui che perdono improvvisamente una maturata facoltà cognitiva.
E' possibile interrogarsi se tutto ciò che è stato vissuto sia archiviato nell'encefalo, oppure si dissolva come una nube elettronica, come ad esempio la formattazione di un HDD. Ma l'uomo senziente è così preso emotivamente dal suo ruolo finito che si rannicchia in se stesso e su se stesso abbracciando le sue gambe, altalenando e titubando su questioni "etiche" che lo espongono alla fiamma gelida della ragione su questioni quali l'aborto o l'eutanasia. Sì, è il disegno divino, e gli uomini si atterranno allo stesso pur non conoscendolo.

2 commenti:

  1. Sai, in un episodio di South Park, i protagonisti devono farsi la comunione, ma a uno di loro, Timmy, che è handicappato e giudicato dalla Chiesa incapace di capire il senso della Comunione, viene proibito di prendere parte al rito.
    Così la comunità si indigna, e fa presente che anche l'allora papa GPII, che tremava e sbavava ovunque causa il parkinson, non era propriamente sano... eppure era papa.

    Riguardo a quello che dici, il fatto stesso che la vita, secondo molti, abbia una matrice divina... è un privilegio di chi può pensare coscientemente.
    Ma siccome non tutti possono, come hai illustrato, direi che la vita proprio NON ha matrice divina. Ma "solo" umana, "solo" dannatamente naturale.

    Moz-

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  2. Qui veramente c'è quasi niente d'aggiungere, se non l'essere d'accordo sul post di Yami e sul commento di Miki col quale mi trovo d'accordo.

    Noi siamo dannatamente umani, in quanto facenti parte della natura umana e della natura stessa che si completa con sé stessa (perdonate il gioco di parole), uomini che però spesso hanno e sentono il bisogno di sottomettersi a qualche Dio che garantisca loro la beatitudine eterna ecc...ecc... vabbè, sapete come la penso(iamo).

    Ispy

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